«Ma ti piaci?» È una domanda apparentemente semplice, formulata una sera da una giovane ragazza con un’aria totalmente serafica e disarmante.
Ma dietro quella singola ed apparentemente banale frase si nasconde il vero cuore pulsante di quasi quarant’anni di intenso lavoro sul campo, spesi tra la
fisioterapia, la psicomotricità e la psicologia applicata alla salute mentale e ai complessi disturbi del comportamento alimentare.
Il nostro corpo non è assolutamente un oggetto inanimato da misurare continuamente, correggere con severità, giudicare severamente o cercare di
controllare a tutti i costi.
Noi non siamo mai fatti di semplici “pezzi da aggiustare” meccanicamente o di fredde diagnosi da affibbiare frettolosamente: siamo invece persone
intere e uniche da incontrare con rispetto, ascoltare con attenzione e accompagnare con cura.
È proprio da questa profonda e incrollabile convinzione che nasce ufficialmente il mio nuovo libro: Abitare il corpo

